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Il 18° Vampiro

18 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

gargoyle_-_il_18_vampiroIl 18° Vampiro è senza dubbio uno dei romanzi più interessanti di quest’anno nell’ambito del genere horror.
Claudio Vergnani, autore esordiente, mette in scena una vicenda di vampiri tutta italiana ambientata a Modena, terra nativa dell’autore. Vergnani fa tesoro di una delle regole fondamentali della scrittura e narra di posti che conosce molto bene, la città di Modena in primo luogo, e costruisce dei personaggi presi a prestito dalla realtà (molti personaggi esistono veramente nella realtà come ha dichiarato lo stesso autore).
Non a caso la voce narrante del protagonista del romanzo è di un uomo che si chiama Claudio (alter ego dell’autore), un disadattato della società che vive di espedienti con alle spalle un numero imprecisato di lavori, a capo di un scalcinato gruppo di ammazza vampiri, tra cui un ex militare gretto e sboccato ma anche molto divertente di nome Vergy e una serie di casi umani che vanno dall’attore porno, al giocatore di scacchi, dall’operaio al profugo albanese.
Il gruppo viene finanziato da un’enigmatica donna denominata “L’amica”, di cui conosceremo il nome solo a fine libro, per uccidere i vampiri che vivono tra noi e si nascondono in ambienti degradati come case abbandonate, cisterne e palazzi fatiscenti.

Il romanzo si muove su due linee temporali distinte (evidenzianti con font diversi nel romanzo): il presente che ci mostra una situazione già compiuta, in cui il gruppo deve contrastare un attacco dei succhiasangue, e il passato descritto con lunghi e corposi flashback che ci mostrano cosa è accaduto fino a quel momento.
Il vampiro che Vergnani descrive nel suo romanzo non è il vampiro aristocratico ed elegante come vuole maggior parte della letteratura e filmografia su quest’ icona dell’horror, ma è un essere sporco, in decomposizione e ben poco affascinante.

Nella prima parte del romanzo seguiamo le imprese del gruppo di cacciatori, entriamo nell’atmosfera del romanzo e abbiamo modo di conoscere le psicologie dei personaggi che stanano ed eliminano i vampiri nei loro rifugi, rigorosamente alla luce del giorno (non è possibile uccidere un vampiro di notte), azione questa diventata quasi di “routine”.
Nella seconda parte del romanzo abbiamo un presa di coscienza dei protagonisti della vicenda sul problema “vampiri” e i nostri cercheranno di capire le origini del male arrivando a conoscere un Maestro, il 18° vampiro, un potente vampiro vissuto per diciotto vite, diciotto generazioni con conseguenze imprevedibili e drammatiche  per tutto il gruppo di cacciatori.
La terza parte del romanzo si ricollega al presente e ci mostra un mondo invaso dai vampiri in cui le creature della notte non si nascondo, ma escono alla scoperto seminando morte e distruzione, finché il gruppo di ammazza vampiri sopravvissuto non deciderà di tentare un ultimo e disperato tentativo di salvezza.

Lo stile di Vergnani è molto discorsivo e scorrevole e ben si adatta ai fatti narrati, calati nella contemporaneità e nella cronaca.
A voler trovare delle pecche al romanzo rimprovererei forse un eccessiva lunghezza (544 pagine) che può scoraggiare chi non ama particolarmente i volumi corposi, l’abbondanza di scene oniriche dei personaggi e di riferimenti e citazioni a libri, film e alle varie conoscenze “dotte” dell’autore, tanto che si è sentito la necessità in fondo a ogni capitolo di aggiungere una serie di note esplicative.

In definitiva il 18° Vampiro è un buon romanzo che intrattiene il lettore con momenti di tensione, sempre ben modulata, e  momenti divertenti che strappano più di un sorriso, intercalati a riflessioni (spesso amare) sulla società italiana. 
 Il libro si conclude con un finale aperto, tanto che è già in lavorazione un sequel per i molti appassionati che si sono affezionati all’opera: non resta allora che dare appuntamento ai lettori che hanno gradito questo primo episodio al seguito delle imprese di Claudio, L’Amica, Vergy & Co.

Da Horror Magazine

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Il Cerchio Muto

30 Aprile, 2009 · Lascia un Commento

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“Esiste uno spazio circolare ipotetico attorno a due combattenti che si fronteggiano, un cerchio che rappresenta l’area in cui è possibile essere colpiti, una misura che dipende e varia a seconda della lunghezza degli arti, delle braccia e delle gambe, se si parla di una sfida a mani nude, come nel karate, dalla lunghezza delle lame per i duelli all’arma bianca, e così via. Se i due ipotetici cerchi che circondano gli avversari non s’intersecano, entrambi sono al sicuro dagli attacchi. Però non sono nemmeno in grado di colpire…”
Questa è la definizione di Cerchio muto che è anche il titolo dell’ultimo romanzo di Gianfranco Nerozzi, il poeta del brivido nostrano come viene definito da Carlo Lucarelli, che per l’autore rappresenta: “la zona di confine dell’anestesia, la gabbia dove ci si rinchiude quando si perde la voglia di combattere, il non sentire più nulla, il preferire il silenzio alle grida di ribellione.”

Il Cerchio muto è un romanzo complesso sotto vari punti di vista. Complesso perché sfugge a una definizione di genere, raccontando una storia che sfuma tra il thriller e l’horror fino ad arrivare al romanzo generazionale. Complesso nella forma, presentandoci la vicenda dai vari punti di vista dei personaggi, che vivono tra le pagine del libro, e delle loro emozioni e sentimenti. E complesso, infine, nella gestazione, per stessa ammissione dell’autore nella postfazione del libro: concepito come idea embrionale quasi dieci anni fa ma sviluppato adesso, tra fatica ed entusiasmo, e venuto finalmente alla luce “come una creatura oscura fuori da un ventre nero”.

La vicenda può essere idealmente suddivisa in due parti, due indagini complementari e parallele volte a scoprire due misteri, una meramente poliziesca o noir, degna dei maggiori rappresentanti italiani in questa materia, e l’altra  che si tinge di soprannaturale svelando un mistero terribile e struggente.

I personaggi sui quali ruotano queste vicende sono Chiara Monti, vicequestore aggiunto, “moglie senza cuore e madre mancante”, e Franco Negronero, figlio di un poliziotto eroico deceduto in servizio (che il lettore più smaliziato avrà riconosciuto come uno dei personaggi di Immagini Collaterali), bel tenebroso e “miracolato del sabato sera”. Tra i due ruotano gli equilibri e i disequilibri del libro insieme a un terzo importante personaggio che è il motore della vicenda: Clorinda Mastri, bellissima e fragile adolescente che si ribella alla soffocante e morbosa protezione paterna di Saverio Mastri, l’artista sciamano. 

La prima indagine, condotta da Chiara Monti, è volta a catturare il pericoloso criminale Vasco Terrano, potente capo di un’organizzazione che ruota intorno alle discoteche, una in particolare che prende il nome di Gehenna (“Un’esperienza, un delirio dei sensi, la partecipazione a un rito che si perdeva nella notte dei tempi”), e allo smercio di droga (per l’occasione l’autore ne conia una del tutto nuova che prende il nome di “mistura”) e alle corse automobilistiche clandestine.

La seconda indagine, condotta invece da Franco Negronero, procede invece a far luce sulla morte violenta di Clorinda, violentata brutalmente e poi uccisa in un incidente stradale, e del suo fantasma che ritorna, rivelando una luce inquietante su alcuni particolari incidenti stradali.

Il Cerchio Muto parla delle stragi del sabato sera con i suoi numerosi morti, con il sangue e il metallo fusi insieme, con forti suggestioni da Crash di Ballard, qui visti come un ipotetico sacrificio a una misteriosa entità malefica; analizza il tema del doppio (Clorinda e la sua gemella eterica, Franco e la sua nemesi Vasco Terrano, le maschere di Saverio Mastri per celebrare la morte della figlia); riflette sul rapporto genitori e figli (Chiara e la sua piccola figlia, Franco e il padre morto) sull’adolescenza e sulla religione (attraverso il punto di vista di padre Cristoforo, altro interessante personaggio del libro, e la sua missione per riabilitare i sopravvissuti agli incidenti stradali).

La narrazione è sempre fluida ed evocativa, e anzi a tratti è forse troppo densa con molte spiegazioni scientifiche e molti spunti che potrebbero disorientare il lettore. Non mancano i giochi di citazioni letterari (L’uomo che ride di Victor Hugo, La Metà Oscura di Stepen King), cinematografica (Fearless di Peter Weir e tanti altri) e musicali (Pink Floyd e The Mastema fra tutti) e di autocitazioni al suo mondo narrativo personale (La Creta Oscura, Ogni respiro che fai).

Alla fine dei conti, Il Cerchio Muto è un buon romanzo, forse non ai livelli di altre opere dell’autore, che si rivolge anche al lettore non appassionato di genere raccontando una vicenda attuale e molto vicina alla nostra quotidianità.

Da Horror Magazine

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Dark Circus

11 Aprile, 2009 · Lascia un Commento

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A sei anni di distanza dall’esordio con Alla fine della notte il bolognese Stefano Fantelli ritorna con un’altra antologia di racconti che vanno a completare la sua personalissima visione di autore. Dark Circus ci propone una gamma di storie che abbracciano il noir, il thriller, l’horror e il pulp descritti con uno stile lucido e consapevole, che Fantelli coltiva da genuino artigiano, dal gusto fiabesco alla Dino Buzzati e di derivazione fumettistica nello stile di Tiziano Sclavi.

Un caleidoscopio di personaggi, una carovana di antieroi sotto l’ombra di un circo oscuro, che è il filo conduttore dei racconti del libro: fate, lupi mannari, extraterrestri, mostri e molti altri personaggi atipici si danno il cambio in queste crudeli e surreali storie che prendono strade impreviste e imprevedibili.

E’ un mondo fatto di poesie, canzoni, richiami cinematografici e fumettistici quello descritto nei racconti di Dark Circus, tutti di buona qualità e accomunati da temi, suggestioni particolari e personaggi ricorrenti. Si va dal tema dei cutters, quegli individui che usano praticarsi lesioni, mutilazioni e tagli sul corpo, affrontato in Lasagne, mascarpone e sangue e ripreso poi in E lo chiamerai Coltelloaffilato, all’umorismo nero e crudele di Sorpresa, Su quella volta che traslocai nel mio gomito e L’Odore, il racconto preferito nientemeno che da Carlo Lucarelli che ne firma anche la nota introduttiva. Si passa poi dai divertenti e schizzati reietti di Morte a 9 euro e 20 alle bellissime e crudeli donne di Bambine Cattive o alle inquietanti fate di Mema, per finire poi con i mostri teneri e disgustosi di Solo per il tuo occhio o con i giovani darkettoni malinconici di Amori con la faccia da clown.

Lo stile dei racconti alterna tra il surreale e l’ironico, tra il poetico e il grandguignolesco, tra il pop e il nonsense mentre i punti di vista prediligono spesso la prima persona singolare ma trova spazio anche un esempio di interessante ibrido tra  sceneggiatura cinematografica-fumettistica e racconto vero e proprio.

In definitiva Dark Circus si rivela un’ottima lettura piena di spunti e trovate originali di uno scrittore che ci piacerebbe vedere ulteriormente alla  prova, magari questa volta su un romanzo.

Da HorrorMagazine

 

 

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